top of page

“L’uomo del labirinto” di Donato Carrisi

  • Immagine del redattore: Fuori Indice
    Fuori Indice
  • 3 giorni fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Ci sono libri che intrattengono e libri che riescono a restare addosso anche dopo l’ultima pagina. L’uomo del labirinto di Donato Carrisi appartiene senza dubbio alla seconda categoria. È un thriller che non si limita a raccontare una storia, ma costruisce un’esperienza, un percorso oscuro e disturbante in cui il lettore si ritrova a perdersi insieme ai protagonisti.


La trama si apre con il ritrovamento di Samantha, una ragazza scomparsa quindici anni prima. È ferita, traumatizzata, incapace di raccontare cosa le sia accaduto. Accanto a lei, un profiler, il dottor Green, che tenta di ricostruire la sua memoria attraverso una serie di sedute. Parallelamente, un investigatore privato, Bruno Genko, ormai malato e vicino alla fine, si mette sulle tracce del mostro che ha rapito Samantha anni prima. Due percorsi narrativi distinti che si muovono lentamente verso un punto d’incontro, carichi di tensione e ambiguità.


Carrisi dimostra ancora una volta la sua abilità nel costruire atmosfere inquietanti. Il “labirinto” non è soltanto il luogo fisico in cui la protagonista è stata imprigionata, ma diventa una metafora più ampia: della mente, della memoria e del male stesso. Il lettore è costantemente portato a dubitare di ciò che legge, a mettere in discussione ogni dettaglio, ogni personaggio, ogni ricostruzione.


Uno degli elementi più riusciti del romanzo è proprio il gioco psicologico. Le sedute tra Samantha e il dottor Green sono tra le parti più intense: dialoghi apparentemente semplici che nascondono livelli di significato più profondi, in cui la verità sembra sempre a un passo, ma mai del tutto afferrabile. Allo stesso modo, la storia di Genko introduce una dimensione più concreta e investigativa, che però non rinuncia a mantenere una forte componente emotiva.


Il ritmo è calibrato con precisione. Carrisi alterna momenti di riflessione a svolte improvvise, costruendo una tensione crescente che culmina in un finale sorprendente. Senza anticipare nulla, è proprio nelle ultime pagine che il romanzo rivela la sua vera natura, ribaltando prospettive e costringendo il lettore a riconsiderare tutto ciò che ha letto fino a quel momento.


L’uomo del labirinto è un libro che funziona su più livelli: come thriller, come indagine psicologica e come riflessione sulla paura e sull’identità. Non è una lettura leggera, ma è proprio questa sua complessità a renderlo così coinvolgente.

Un romanzo consigliato a chi ama le storie che mettono alla prova, che giocano con la percezione e che non offrono risposte semplici. Donato Carrisi, ancora una volta, riesce a costruire un enigma narrativo capace di catturare e inquietare fino all’ultima riga.

 
 
 

Commenti


bottom of page