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La bugia dell'orchidea — Donato Carrisi

Immagine del redattore: Fuori Indice
Fuori Indice
7 ott
Tempo di lettura: 3 min

Donato Carrisi torna con un nuovo thriller psicologico che, ancora una volta, mette il lettore davanti a una domanda apparentemente semplice: quanto possiamo essere sicuri di conoscere la verità?


La storia comincia in un casale isolato nella campagna. È una calda notte d'agosto e quella che sembra essere una famiglia perfetta viene improvvisamente distrutta da una tragedia terribile: il padre uccide nel sonno la moglie e i suoi tre figli. Quando tutto viene alla luce, sembra esserci una spiegazione fin troppo evidente e un unico possibile responsabile: l'uomo è infatti l'unico sopravvissuto alla strage.

Ma è proprio da questa certezza che comincia la vera storia.


Carrisi prende quello che potrebbe sembrare un classico caso di cronaca nera e lo trasforma progressivamente in qualcosa di molto più ambiguo. La vicenda si sposta anche a Nazareth, dove la storia assume una dimensione più misteriosa e psicologica, e il lettore comincia a chiedersi se ciò che sta leggendo sia davvero quello che sembra.

Il punto di forza del romanzo è proprio questo continuo gioco tra realtà, percezione, verità e menzogna. Carrisi costruisce una storia nella quale ogni certezza sembra poter essere rimessa in discussione. Più si procede nella lettura, più diventa difficile capire cosa sia realmente accaduto e quanto, invece, sia il risultato di una percezione alterata o di una verità che qualcuno sta cercando di nascondere.


Ho trovato particolarmente riuscita la prima parte del romanzo. L'inizio è molto forte e riesce immediatamente a creare tensione: l'immagine di quel casale apparentemente tranquillo, la famiglia distrutta e l'unico sopravvissuto fanno nascere subito una serie di domande. Perché è successo? Cosa è realmente accaduto quella notte? E soprattutto, possiamo davvero fidarci della versione dei fatti che ci viene presentata?


La scrittura di Carrisi è sicuramente uno degli aspetti che ho apprezzato di più. I capitoli brevi e il ritmo scorrevole rendono la lettura molto veloce e, soprattutto nella prima parte, è difficile smettere di leggere perché si ha continuamente la sensazione che la pagina successiva possa finalmente rivelare qualcosa di importante.


Il problema, per me, arriva andando avanti. La storia parte con delle premesse davvero ottime, ma non sono sicura che riesca a mantenere fino alla fine le aspettative che crea. Alcuni passaggi diventano più confusi e il continuo gioco tra ciò che è vero e ciò che potrebbe non esserlo, invece di aumentare la tensione, in alcuni momenti mi ha lasciata un po' spaesata.

Anche il finale è probabilmente l'aspetto che mi ha convinta meno. Carrisi sceglie una conclusione molto aperta e lascia al lettore diverse interpretazioni possibili. È una scelta che può sicuramente piacere, soprattutto a chi ama i finali che continuano a far riflettere anche dopo aver chiuso il libro, ma personalmente avrei preferito qualche risposta in più. Diverse recensioni dei lettori hanno evidenziato proprio questo aspetto, pur riconoscendo alla storia una forte capacità di intrattenere.

Nonostante questi difetti, non posso dire che sia stata una lettura deludente. Al contrario, mi ha incuriosito, mi ha fatto dubitare più volte di quello che stavo leggendo e soprattutto mi ha tenuta incollata alle pagine. Semplicemente, mi aspettavo qualcosa in più considerando la premessa e il nome dell'autore.


La bugia dell'orchidea è quindi un thriller particolare, diverso dal classico giallo in cui alla fine ogni pezzo del puzzle trova necessariamente il proprio posto. È un libro che vuole giocare con il lettore e con le sue certezze, portandolo a chiedersi continuamente dove finisca la realtà e dove inizi la menzogna.



Il mio voto: ⭐️⭐️⭐️/5

Una lettura scorrevole, inquietante e sicuramente intrigante, con un inizio che mi ha conquistata e un'atmosfera molto riuscita. Peccato per uno sviluppo che, secondo me, perde parte della forza iniziale e per un finale che mi ha lasciata con più domande che risposte.

Non è sicuramente il mio Carrisi preferito, ma è comunque una lettura che consiglio agli amanti dei thriller psicologici e delle storie in cui nulla è davvero quello che sembra.

 
 
 

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